Il governo, ricorrendo come consuetudine alla fiducia, esautorando di fatto il Parlamento dal suo ruolo di garante delle pluralità di pensiero, ha approvato il Decreto Ronchi con il quale si è dato il via alla liberalizzazione dei servizi pubblici, fra i quali spicca la gestione dell’acqua.
Va ricordato che l’acqua rappresenta, sia per il nostro ordinamento che per la Comunità Europea, un bene sociale nonché comune della società.
La sua privatizzazione ne lede le sue principali peculiarità, rischia di rendere tale bene inaccessibile a molta gente, anche se dal testo si evince che, la proprietà pubblica del bene acqua dovrà essere garantita attraverso una particole gestione dei servizi pubblici locali che sarà conferita in via ordinaria attraverso gare pubbliche.
La gestione in house sarà consentita soltanto in deroga e per situazioni eccezionali.
Ed è proprio quest’ultimo punto che mette sul piede di guerra le opposizioni, le quali vedono in questa frase la vera minaccia della privatizzazione dell’acqua, con conseguente diniego della popolazione.
Come si può garantire la trasparenza sia delle gare pubbliche sulla gestione dell’acqua che di un suo adeguato trattamento a livello nazionale?
Purtroppo in Italia non si riesce a garantire la legalità su cose molto più semplici, figuriamoci su di un bene che rappresenta il business del domani.
Si ha la sensazione che il tutto sia stato fatto troppo in fretta, senza garantire al cittadino le adeguate attenzioni.
Con due importanti Risoluzioni, una del marzo del 2004 e l’altra del settembre del 2006, l’UE dichiara che, essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno e
che l'acqua è un bene comune dell'umanità e, come tale, l'accesso all'acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana.
Pertanto l'UE chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l'accesso all'acqua alle popolazioni più povere entro il 2015.
Quei pochi Stati, come per esempio la Francia, che hanno in passato privatizzato l’acqua, tornano sui loro passi, in virtù dei costi esorbitanti che il cittadino sopporta annualmente per tale servizio.
La speranza è che il nostro Governo si ravveda, anche in considerazione del periodo economico che la società sta attraversando, tornando a garantire un libero ma attento accesso all’acqua.
venerdì 4 dicembre 2009
PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA : LA STRADA GIUSTA?
Pubblicato da Dott. Davide Longo
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