Prendo spunto dalla drammatica situazione di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da 15 anni, per discutere con voi su di una questione che da anni divide l'opinione pubblica e non solo.
Anche il parlamento e la magistratura non hanno mai preso una decisione univoca in tal senso.
La cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla situazione di Eluana, ha sentenziato che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzarne l'interruzione soltanto in presenza di due circostanze concorrenti:
a) la condizione di stato vegetativo del paziente sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione;
b) sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.
Tutti noi conosciamo i passi da gigante compiuti dalla medicina in questo ultimo decennio.
Ciò vuol dire che se un medico si spinge a dichiarare lo stato vegetativo di un paziente, non vede altre strade.
Da notare come la Suprema Corte sia stata chiara nell'indicare che devono essere percorse tutte le vie conosciute dalla medicina nazionale ed internazionale e che ci si trovi nell'assenza assoluta di possibilità di risveglio.
La posizione della Chiesa è nota...Essa vede la vita anche in chi si trova in stato vegetativo e di conseguenza ne professa la tutela.
Ma in quelle situazioni, si può parlare ancora di vita?
Perchè allora sono proprio i genitori o i cari a chiedere di staccare la spina?
Il mio pensiero va a loro...chiedono di farla finita per non arrecare altre sofferenze ai loro cari, per non crearsi più delle illusioni.
La Cassazione, nel secondo punto, è stata altrettanto chiara...se nel corso della vita, l'individuo ha chiaramente manifestato la volontà di non volere trattamenti terapeutici che vanno al di là del consentito, o ciò si poteva desumere dalle convinzioni etiche o religiose o culturali del soggetto, il giudice deve prendere atto di tale volontà del soggetto.
Molto spesso questa volontà dichiarata viene dimentica e non ascoltata.
La decisione di interrompere il trattamento, secondo la Cassazione, andrebbe presa quando le vie conosciute sono finite, e comunque sempre dopo ogni tentativo.
La Cassazione riconosce la possibilità di persuadere il paziente, o chi per lui, dal non voler proseguire con ulteriori mezzi, senza arrivare all'accanimento terapeutico.
Non si deve arrivare a tanto perchè ci vuole rispetto anche per le persone che sono ancora realmente vive e che soffrono.
Vivono nel dolore, giorno dopo giorno.
La Cassazione ha delineato una via da seguire, speriamo che chi di dovere non la perda, anche grazie a prese di posizioni esterne.
martedì 16 ottobre 2007
EUTANASIA : UN DIRITTO NEGATO ?
Pubblicato da Dott. Davide Longo
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19 commenti:
15 anni in stato vegetativo, non la considero vita! Purtroppo viviamo in uno stato sotto il controllo della chiesa, e anche in questo caso palese di "morte effettiva", chiunque si avvicinerà a staccare quella spina verrà etichettato come egoista o persona senza cuore...
Hai toccato quello che si può definire “un nervo scoperto” Davide, mi complimento per l’esposizione del problema che trovo chiara ed esauriente.
Il dispositivo della sentenza della Suprema Corte mi sembra inspirato da vero buon senso e da una buona dose di prudenza.
Tuttavia rimangono dei punti oscuri che né la medicina né i giuristi possono contribuire a illuminare.
Le attuali conoscenze della Scienza Medica sono arrivati a livelli che solo 5 o 6 anni fa erano ritenuti pura fantascienza, ma delle reali potenzialità dell’encefalo e del sistema nervoso nel suo complesso ancora si sa ben poco.
Si diceva che i neuroni distrutti non potessero in ogni caso rigenerarsi, ma gli esperimenti in corso danno risultati che cominciano a far dubitare di ciò che sembrava certezza.
Credo che oltre a quanto stabilito in sede di Cassazione, i Sanitari che curano il malato dovrebbero anche emettere un parere che sia frutto di un’equipe all’uopo preparata, affinché si analizzi con accuratezza il livello di traumatismo subito dal soggetto e le sue aspettative di vita nel caso uscisse dallo stato comatoso ritenuto irreversibile in prima istanza, con riferimento non solo alla durata ma alla qualità della vita.
Anche l’EEG piatto (morte clinica), in qualche raro caso, si è dimostrato un elemento non perfettamente in grado di testimoniare lo stato di autentica morte cerebrale dell’individuo.
Mi riferisco a casi rari, ma documentati, di risveglio del tutto inaspettati, quando oramai ogni speranza era stata abbandonata e sospesa ogni terapia rianimatoria.
Desidero anche citare alcuni casi di morte apparente che possono apparire macabri ma utili a comprendere che, a volte, anche l’impossibile può accadere; mi riferisco alle esperienza allucinanti vissute da alcuni miei colleghi e da operatori di P.G., che assistendo a riesumazioni di salme, per fini di consulenza giudiziaria, hanno visto le mani di cadaveri tumulati dopo le canoniche 48 ore con le unghia distrutte, l’imbottitura strappata e la faccia superiore del sarcofago in lamiera zincata segnata profondamente da veri e propri “graffi”, annaspamenti disperati di persone in stato di morte apparente risvegliatesi entro una bara chiusa, sintomo chiaro ed evidente di una ripresa della coscienza e della capacità di compiere movimenti finalistici.
Per cui, ne discende che non può, a mio avviso, instaurarsi un indirizzo giurisprudenziale che valga “erga omnes”, ma ogni caso deve essere studiato singolarmente e con la massima attenzione.
Mi scuso sin da ora per la lungaggine dell’intervento, ma ritenevo necessario offrire questo contributo alla discussione.
Un abbraccio…. Gianni.
Capisco quanto hai esposto Gianni ma da persona favorevole all'eutanasia trovo questo indirizzo dato dalla Cassazione di grande umanità e di grande signficato giuridico nonchè teso a dare un segnale chiaro al Legislatore.
Spero che sia uno spiraglio che non venga richiuso.
@Daniele:
E infatti come puoi ben vedere anch'io sono convinto della validità della sentenza, che definisco prudente e di buon senso.
Comprenderai che chi come me ha udito le testimonianze riportate non può fare altro che raccomandare quanta più prudenza possibile.
Sono comunque favorevole all'eutanasia, solo desidero che venga applicata nel modo più rigoroso possibile quando il paziente non è cosciente e non può in alcun modo comunicare la sua volontà; "staccare una spina" può voler dire amore disinteressato per chi soffre nel "buio della sua mente", ma può anche significare tante alre cose "meno nobili" della motivazione ora citata.
Con Affetto...Gianni.
L'eutanasia, come l'aborto, è un tema su cui non riesco a prendere una posizione precisa tanto il problema è complesso e delicato.
Penso che, per chi crede nella misericordia di Dio, i miracoli possano sempre avvenire e non si dovrebbe mai smettere di sperare. Per i familiari è un dolore immenso ma è uno sforzo che devono fare per il loro congiunto.
Credo d'altra parte che questo non debba mai tradursi in un accanimento terapeutico che assolutamente non accetto.
Il discorso però cambia quando il paziente si trovi a subire grandi sofferenze fisiche.
La sentenza comunque mi pare molto umana ed equilibrata. E comunque in situazioni così difficili probabilmente come la si fa si sbaglia.
Ad ognuno dovrebbe essere lasciata la possibilità di decidere il suo destino senza i condizionamenti che subiamo ogni giorno per una Chiesa che ingerisce continuamente nella vita dello Stato.
La Chiesa parli per i propri fedeli che seguano pure le sue leggi; lo Stato assicuri a tutti libertà di coscienza.
Mai più un altro caso Welby!!!
io sono a favore dell'eutanasia, anke se puo sembrare brutto, xkè si sta togliendo sempre la vita a una persona,ma se quelle persona in stato vegetativo, nella morte, nn possono ke trovare soglievo.e poi scusate ke cambia tra l'eutanasia e il suicidio di una parsona?? entrambee vogliono la morte xke stanki della vita ke conducono solo il secondo ha la possibilità di uccidersi solo... il primo no xke nn è in grado, ma daltornde se la sua volonta è quella di morire xke nn accontentarlo??? inoltre avere x casa una persona in stato vegetativo comporta anke delle spese e una persona ke deve sorvegliare il paziente 24 ore su 24... purtroppo il nostro stato nn da aiuti economici sufficienti alle famiglie,ke sicuramente si fanno in 4 x i famigliari ma risckiano anke di finire sul lastrico, di recente c'è stata una dimostranza fatti da pazienti in stato vegetativo(naturalmente la dimostanza è stata fatta dai parenti)nn ricordo bene se al ministro della sanità o al presidente di qlke regione,x un + cospicuo stanzio di fondi o aiuti...
nn parlo dell'influenza della kiesa xke potrei essere troppo duro nei suoi confronti.
quindi eutanasia SI o NO??
io dico certamente SIII
collegandomi al commento di Franca (che condivido) voglio precisare che il mio commento precedente va letto nell'ottica di un punto di vista che potrebbe essere condiviso da molti e che dovrebbe essere condiviso dai credenti. Il che, però, non significa dover tradurre tale posizione in legislazione proprio perché come dice giustamente FRanca sono decisioni personali. Un pò come l'aborto: si può essere contro aborto (nel senso di decidere personalmente di non ricorrervi in nessun caso) ma senza imporre, legislativamente, questa scelta agli altri. Per questo ritengo la sentenza molto umana ed equilibrata.
Gianni grazie per la tua testimonianza...ciò ci fa capire quanto problematica possa essere qualsiasi decisione.
Cmq concordo con l'opinione di tutti voi, la Cassazione con questa sentenza ha tracciato una linea a cui ogni giudice deve far assolutamente riferimento.
Io sono per la libertà di pensiero e, soprattutto, di scelta. Infatti NON sono un buon cristiano.... e me ne vanto!
Ti ringrazio per l'apprezzamento Davide, il mio era solo un invito alla massima prudenza per far sì che una sentenza così illuminata non possa dare adito ad u indirizzo giuridico applicato in modo indiscriminato, e riferito solo ai casi in cui non sia possibile accertare i reali intendimenti dell'ammalato privo di coscienza.
In ispecie quando non vi sia indicazione alcuna sul suo credo religioso e sulle sue personali convinzioni in ordine all'argomento.
Grazie per l'attenzione.
Gianni.
Penso anch'io che la Cassazione (una volta tanto) abbia azzeccato una sentenza.
Tra l'altro interrompere il trattamento non significa necessariamente causare la morte del paziente, se il miracolo deve avvenire, avverrà.
Sarebbe il caso di consentire la possibilità di lasciare delle disposizione scritte da utilizzare nell'eventualità.
scusa davide se vado OT ma ti volevo ricordare, visto che hai adottato la maglietta personalizzata, che puoi anche dotarla di collegamento al blog collettivo, dove ho inserito il codice html per far questo.
Non potevo mancare,...assolutamente a favore dell'eutanasia!!!! Ci impongono il modo di vivere, cercano di imporci anche quello di morire! IPOCRITI!!!!!
Non potevo mancare,...assolutamente a favore dell'eutanasia!!!! Ci impongono il modo di vivere, cercano di imporci anche quello di morire! IPOCRITI!!!!!
Ok arabafenice, ora modifico il tutto con il link.
Prima di esporre il mio punto di vista sulla questione vorrei fare una premessa anche se penso che poi si capirà.... io mi ritengo far parte della categoria dei cristiani,CREDO in Dio e nei principi che la chiesa in 25 anni della mia vita mi ha insegnato.
Senza fare nomi chiedo la cortesia a chi non crede di avere rispetto x la fede della gente e di limitarsi negli insulti!
E' tutto un discorso di presupposti da cui partire...
il fatto è che per il cristiano la vita è un dono di Dio e la sofferenza porta alla Santità (considerando che Dio ha fatto uccidere il figlio per salvare l'umanità). Per il non cristiano la vita è una cosa come tutte le altre, come ad esempio un'auto, la compriamo...la usiamo...e la gettiamo quando non ci va più bene... ma siccome è di nostra proprietà ne facciamo quello che vogliamo.
Per il cristiano la vita non è propria, ma di Dio, ed è Lui che la "gestisce" come vuole...siccome si parte da presupposti diversi...è difficile arrivare ad accordo comune.
Di solito sono i familiari a chiedere di staccare la macchina, ma....lo fanno x chi è in coma (che non sa neanche di esserlo e non soffre neanche) o per se stessi che ogni giorno 24 ore su 24 devono accudire chi è in quello stato?
Chi soffre di più?
Non è soltanto la via più facile x chi sta bene, x stare meglio?
Il punto è che i familiari non possono ammettere a se stessi che il problema è più il loro che non di chi è in coma x cui la mettono sul piano "è inutile che chi è in coma continui a soffrire..."
Chi è in coma è in stato vegetativo e quindi non soffre!
La legge italiana xchè arresta chi si droga e si ubriaca?
perchè ledono alla propria vita, eppure chi lo fa è in stato di coscienza anche se dipendente...
la legge italiana non ammette che si possa "uccidere".
La Chiesa dice più o meno la stessa cosa!
Nel caso Welby la chiesa non ha imposto di non uccidersi, ci mancherebbe... è intervenuta quando i radicali ancora una volta hanno cercato di strumentalizzare questa storia per ottenere una modifica alla legge sull'eutanasia, effettivamente il problema e tutto li...nella politica....
nella strumentalizzazione di queste situazioni atroci, però un conto è essere liberi di uccidersi oppure no (come il suicidio)un conto è legalizzare il suicidio come nel caso Welby, che essendo cosciente si sarebbe trattato di un suicidio!!!
anasta,il problema nn è quello delle persone vicine ke se ne vogliono liberare,xke se pur un peso l'amore dei famigliari x una persona puo supportare anke questo... il problema è continuare ogni giorno a starli vicino girarlo ogni tot ore x evitare piaghe, farsi in 4 e vedere ke nonostante questo nn si sveglierà mai... tu stai safricandoti x cosa?? lui nn si sveglierà tu nn fai altro ke assisterlo e magari butti anni della tua vita, nn vuoi ke muoia... vuoi ke viva ma nn così, vivere essendo morti nn è vivere, tu parli da brava cristina, ma dopo anni di quella vita di sacrifici magari muore definitivamente e a te ke lo hai assistito tanti anni con amore ke ti resta??? hai perso la tua vita sociale hai perso quasi tutto, qndi a morire nn è stato solo lui...
è facile parlare da bravi cristiani...
@compagno di camera.
Scusami, ma credo che l'opinione di anastasia meriti il medesimo rispetto che è dovuto alla tua.
Non trovo conveniente sindacare su quanto resta di un'esperienza traumatica che vive colui che decidere di sacrificare se stesso ed il suo tempo per assistere un malato incosciente senza speranza; a volte queste esperienze insegnano anche cosa vuol dire amare oltre i propri interessi personali, e sono un banco di prova per chi vi si sottopone.
Se qualcuno desidera donarsi, soffrendo accanto a chi trova in uno stato di sospensione della vita, senza alcun tornaconto, non può essere in alcun modo criticato.
Porsi una domanda del tipo cosa resta del tuo sacrificio se quello muore....mi sembra una considerazione troppo vicina a quella di un esperto d'economia che altro.
Gianni.
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